BREVE STORIA FELICE DELLA FOTOCOPIATRICE

Lo sapevate che la prima fotocopia fu fatta usando una lastra di zinco ricoperta di zolfo nel 1938? E che la prima fotocopiatrice fu introdotta dalla Xerox nel 1949?   

Ma in realtà, chi anticipò di decenni il ciclostile e la fotocopiatrice fu l’italiano Ferdinando Meomartini, esperto di pratiche automobilistiche, che propose alle autorità di sostituire alle copie degli atti (compilate a mano) le fotografie dei documenti di proprietà, di acquisto o vendita delle autovetture per evitare i lunghi periodi di attesa.

E’ stato poi un susseguirsi di miglioramenti nella tecnologia elettrofotografica che portarono agli attuali sistemi di stampa e scannerizzazione.

Ma facciamo un passo indietro e arriviamo a quando le fotocopiatrici non esistevano, come si faceva a ri-copiare?

Prima ancora della diffusione della stampa, prima ancora della carta carbone, erano gli amanuensi o copisti le figure professionali che ricopiavano manoscritti a servizio di privati o del pubblico, e quest’arte raggiunse il suo culmine nel XIV secolo. Se non fosse stato per questo lavoro di copiatura non sarebbero arrivati a noi i più importanti testi sacri.  

E poi arriviamo al 1806, anno in cui fu inventata la carta carbone o carta copiativa, una carta rivestita su un lato da inchiostro asciutto di solito unito a della cera, utilizzata per creare una o più copie di un documento. Oramai la carta carbone non si usa più ma forse non sapete che nell’intestazione di un’e-mail, il campo CC (copia conoscenza) significa Carbon Copy, Copia Carbone.

 

A partire dagli anni novanta si diffusero macchine fotocopiatrici con sistema di scansione e successiva stampa a getto d’inchiostro a trasferimento termico o laser. E poi i multifunzione, le macchine digitali, lo scanner e le macchine a colori, fino ad arrivare al momento alle stampa in 3D. Ma questa è un’altra storia felice.

Insomma, i sistemi di copiatura sono praticamente sempre esistiti e non fanno altro che evolversi e adattarsi ai cambiamenti e alle esigenze dei più. Ma dove arriveremo?

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